Quando il Ransomware non Basta… Nei meandri del dark web, spesso capitano le situazioni più strane.
Si creano alleanze, talvolta si creano vere e proprie lotte di potere, ma a tutto c’è rimedio; ovvero utilizzare il buon vecchio ransomware as a service, incrociare le dita, e partire all’attacco!

Quando sei vittima di un attacco hacker
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La peggior cosa è non avere più modo di utilizzare i tuoi sistemi, Sap, exchange, fatturazione, nulla!
Sistemi bloccatì, ogni end point con il manifest del gruppo che ti ha colpito lì sullo schermo… c’è poco da fare.
NON SI CEDE AL RICATTO!
Ed ora personalmente annovero nell’era dell’hacking moderno, anche una nuova tecnica ricattatoria, sempre per riuscire a spillare i famosi bitcoin, che sono la merce di scambio preferita per mettere sotto scacco la vittima.
Tempo fa scrissi un articolo con il titolo “E ferragosto ransomware non ti conosco“!
Ma pare che le ferie non siano contemplate per i gruppi hacker.. si perchè la mia ennesima esperienza con i ricattatori è ricominciata ad inizio estate!
Case Study (o quasi)

La telefonata concitata ti arriva nel cuore della notte, siamo sotto attacco!
Ma veniamo a noi, come sempre la telefonata concitata ti arriva nel cuore della notte, “siamo sotto attacco” e tu che fai?
Oltre a connettere i neuroni e a vestirti di corsa prendere i ferri del mestiere, e più che metterti in auto e raggiungere la sede aziendale non puoi fare.
Un elenco di attrezzatura tecnica e strumenti utili da approntare in caso di attacco ransomware in azienda:
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Backup e Ripristino:
- Dispositivi di archiviazione esterna (hard disk, NAS)
- Software di backup e ripristino
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Software di Sicurezza:
- Antivirus e antimalware aggiornati
- Software di rilevamento e risposta agli endpoint (EDR)
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Strumenti di Decrittazione:
- Strumenti di decrittazione specifici per ransomware (disponibili su siti affidabili come No More Ransom)
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Firewall e Sistemi di Prevenzione delle Intrusioni (IPS):
- Firewall di rete avanzati
- Sistemi di prevenzione delle intrusioni
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Strumenti di Analisi Forense:
- Software di analisi forense per esaminare i dispositivi compromessi
- Kit di strumenti forensi (hardware e software)
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Sistemi di Monitoraggio e Logging:
- Software di monitoraggio della rete
- Sistemi di logging centralizzati
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Strumenti di Comunicazione:
- Canali di comunicazione sicuri per coordinare la risposta all’incidente
- Piattaforme di collaborazione (ad esempio, Microsoft Teams, Slack)
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Documentazione e Procedure:
- Procedure di risposta agli incidenti documentate
- Contatti di emergenza (fornitori di sicurezza, esperti di ransomware)
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Formazione e Sensibilizzazione:
- Materiale per la formazione del personale sulla sicurezza informatica
- Approntare una risposta precisa da attuare per clienti e fornitori
L’avversario

Un orda di hacker ha attaccato il cliente
Un gruppo hacker si è recentemente trovata a dover affrontare una crisi inaspettata. Dopo aver eseguito un attacco ransomware contro un’azienda multinazionale, si aspettava un’entrata sostanziosa proveniente dal riscatto.
Ma ahimè, la vittima è rimasta in silenzio.
Oserei dire in doveroso silenzio!
Come ogni gruppo di malviventi digitali che si rispetti, dopo aver criptato i dati preziosi dell’azienda ed aver lasciato un messaggio intimidatorio, i criminali si sono seduti, hanno incrociato le dita e hanno atteso la risposta.
Ma il tempo è passato senza che nulla accadesse. Nessuna negoziazione, nessun bitcoin depositato nel loro wallet anonimo.
Nessuna chat avviata utilizzando Tor Onion nel dark web, nulla è stato fatto.
Sconcertati dalla mancanza di comunicazione, il capo, conosciuto nel sottobosco come “Bit la furia”, ha preso una decisione radicale. Invece di ricorrere a tecniche più avanzate o a minacce più aggressive, ha preso il telefono. Sì, avete capito bene, ha scelto di fare una chiamata (anzi due a dir il vero).
La telefonata

E con quella frase sibillina, l’hacker ha riagganciato!
“Pronto? Sì, sono io, il Byte Bandit. Avete ricevuto il nostro messaggio riguardo al vostro piccolo problema di ransomware?”
Dall’altro capo della linea, l’impiegato disorientato ha balbettato una risposta a metà tra il terrore e la confusione.
La multinazionale non aveva intenzione di pagare il riscatto, ma bensì pianificato di risolvere tutto con i propri backup, il team IT, ed i consulenti esterni esperti in cyber security.
“Backup? Ah, sì, sembra una soluzione molto sensata” rispose il Bit la furiacon una strana risata. “Beh, allora, mi scuso per il disturbo. Buona fortuna con i vostri dati.”
E con quella frase sibillina, ha riagganciato.
Gli esperti del settore si sono immediatamente divisi nelle loro opinioni riguardo a questo incidente. Alcuni lo hanno definito un momento di umanità tra i duri criminali informatici, mentre altri l’hanno visto come un chiaro segno della disperazione crescente nel mondo del ransomware.
C’è chi ha suggerito che potrebbe esserci un nuovo trend nel futuro degli attacchi cibernetici: il dialogo diretto anziché la coercizione tecnologica.

Il selvaggio west digitale
Quello che è certo è che il Bit la furia e la sua ciurma sono stati costretti a riconsiderare le loro strategie. Forse nel mondo moderno degli hacker, il telefono potrebbe rivelarsi più potente di un algoritmo di crittografia. O forse, solo forse, è semplicemente il momento di rivedere il manuale di “Ransomware per principianti“.
In ogni caso, una cosa è chiara: nel selvaggio west digitale, nulla è mai sicuro e tutto può accadere!