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Michaela Odderoli, cybersecurity specialist e analista di Cyber Intelligence

Sono Michaela Odderoli e lavoro nella sicurezza informatica da 36 anni.

In questo tempo sono cambiate tecnologie, infrastrutture, modalità di attacco e perfino il significato stesso di “perimetro”. Una cosa, però, non è cambiata: prima di intervenire bisogna capire cosa è realmente accaduto.

È il principio con cui affronto ancora oggi un incidente informatico, un’indagine digitale, un’analisi OSINT o una consulenza forense.

Il mio lavoro attraversa cybersecurity, investigazione digitale e intelligence. Mi occupo di OSINT e Cyber Intelligence, Digital Forensics e Legal Forensics, analisi delle minacce, social engineering e risposta agli incidenti.

Non sono discipline separate. Molto spesso sono prospettive differenti sullo stesso problema.

Prima capire, poi intervenire

Un alert non è ancora un incidente.
Un indirizzo IP non identifica una persona.
Un file trovato su un dispositivo non racconta da solo come ci sia arrivato.
Una correlazione non è automaticamente una prova.

Il mio metodo parte da questa distinzione.

Raccolgo gli elementi, verifico le fonti, ricostruisco le relazioni e separo ciò che è dimostrabile da ciò che è soltanto probabile.

È particolarmente importante nella Digital Forensics, dove una conclusione tecnicamente plausibile non è necessariamente una conclusione dimostrata, ma vale altrettanto nell’intelligence e nella gestione di un incidente cyber.

Quando lavoro con aziende, studi legali, board o team IT, il mio compito non è aumentare il numero di strumenti presenti nel perimetro. È capire quale rischio esiste davvero e quali decisioni hanno senso rispetto a quel rischio.

Sicurezza informatica sul campo

Negli anni ho lavorato su compromissioni, ransomware, accessi non autorizzati, analisi forensi, contenziosi digitali, attività OSINT, threat intelligence, formazione e sicurezza organizzativa.

Nella Cybersecurity e Incident Response considero essenziali tre esigenze che spesso entrano in conflitto: contenere rapidamente ciò che sta accadendo, preservare ciò che serve a comprenderlo e ripristinare l’operatività senza ricreare le condizioni che hanno consentito l’attacco.

La tecnologia conta, ma non basta.

Una parte rilevante degli incidenti continua a passare attraverso persone, credenziali, fiducia e informazioni esposte. Per questo il social engineering e il fattore umano sono sempre stati parte del mio modo di leggere la sicurezza.

L’intelligenza artificiale ha cambiato anche l’attacco

Negli ultimi anni una parte importante del mio lavoro si è spostata sulla sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale.

Non perché l’AI abbia sostituito la cybersecurity tradizionale, ma perché ha introdotto nuove superfici di attacco e nuove modalità di abuso.

Prompt injection, jailbreak, poisoning, backdoor nei modelli, RAG, agenti e strumenti collegati agli LLM richiedono un approccio avversariale specifico. È il perimetro che approfondisco nell’AI Security e LLM Red Teaming.

Parallelamente sono CEO di Pragmat AI S.r.l., società attiva nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale predittiva e intelligence.

Questo mi permette di osservare l’AI da entrambi i lati: costruire sistemi che utilizzano intelligenza artificiale e contemporaneamente interrogarmi su come possano essere manipolati, compromessi o utilizzati fuori dal perimetro previsto.

Come lavoro

Lavoro per evidenze.

Analizzo prima di concludere, documento ciò che trovo e cerco di rendere comprensibile anche una questione tecnica complessa a chi deve prendere una decisione.

Il linguaggio cambia se davanti ho un board, un tecnico, un avvocato o una persona coinvolta in un incidente. Il contenuto no.

Non considero utile creare dipendenza dal consulente. Preferisco trasferire metodo e conoscenza, perché una buona attività di sicurezza dovrebbe rendere l’organizzazione più consapevole e più autonoma di quanto fosse prima.

E soprattutto non parto mai dalla soluzione.

Parto dalla domanda:

che cosa sta realmente succedendo qui?

È da quella risposta che dipende tutto il resto.

Una parte del mio lavoro pubblico — interventi, articoli, podcast e contributi tecnici — è raccolta in Pubblicazioni e Riconoscimenti.

Per consulenze, analisi forensi, incidenti informatici o collaborazioni professionali puoi contattarmi direttamente.